• 30 AGO 20
    • 0
    Il sorriso gengivale si può correggere!

    Il sorriso gengivale si può correggere!

    Due tipi di interventi consentono di ridurre l’eccessiva esposizione delle gengive superiori

    Pezzo estrapolato dal magazine “Ok Salute e Benessere” di Chiara Caretoni

    C’è chi si copre la bocca con la mano, chi accenna un sorriso senza mai aprire le labbra e chi si guarda bene dal ridere a crepapelle in pubblico: spesso a causare disagio e imbarazzo di fronte ad una macchina fotografica o a una battuta di spirito non sono denti disallineati o sporgenti, né la presenza di un diastema, cioè lo spazio tra i due incisivi superiori (da oggi, per giunta, è considerato addirittura sensuale), ma il cosiddetto gummy smile.

    Il termine, di per sé, si dice molto, specialmente se non si mastica bene l’inglese e non si appartinee alla categoria degli addetti ai lavori. Per capire di cosa si tratta basta fare un tuffo nel passato, quando l’indimenticato Alberto Sordi porta sul grande schermo Guglielmo il Dentone,, uno dei personaggi più famosi e azzeccati. Nel film “I complessi” un uomo partecipa a un concorso per diventare il nuovo volto del telegiornale e, sebbene mostri una preparazione fuori dal normale, che lo farebbe vincere a mani basse, sfoggia tuttavia un difetto estetico che gioca a suo sfavore: un sorriso caratterizzato da denti molto pronunciati (da qui il suo soprannome) e da gengive superiori estremamente evidente e marcate.

    Un problema psicologico

    Il gummy smile è proprio “un’eccessiva esposizione della gengiva dell’arcata superiore nel momento in cui si ridi o si sorride”, chiarisce Tito Marianetti, chirurgo estetico maxillo facciale e ortognatico a Roma. “Generalmente quando il nostro viso assume espressioni divertite, gioiose ed entusiaste, la bocca si apre radiosa e il tessuto molle che sovrasta la dentatura da capolino di uno-due millimetri al massimo. In alcune persone, però, la gengiva fuoriesce di molto e talvolta raggiunge (o supera) addirittura il centimetro, causano vergogna e insicurezza in chi ha questo sorriso ‘cavallino’”.

    Nonostante sia considerato perlopiù un inestetismo, che può compromettere la serenità di qualcuno, il gummy smile è un disturbo che può anche nascondere delle malformazioni dento-scheletriche sottostanti. “Nella maggior parte dei casi, infatti, questo sorriso gengivale è casuato da un ipersviluppo verticale del mascellare superiore, detto anche sindrome long-face, per cui l’osso cresce verso il basso e si trascina dietro anche la gengiva, che si estende a talpunto da comparire in maniera eccessiva durante l’apertura della bocca” spiega lo specialista. Questa anomali è dovuta a un’alterazione del complesso maxillo-mandibolare, che può insorgere in seguito ad alcuni disturbi respiratori presenti nella prima infanzia “Se nei primi anni di vita un bambino respira male con il naso, qualunque sia il motivo, i tessuti e le strutture di quella parte del corpop sono soggetti a trasformazioni, che possono poi avere delle ripercussioni sull’estetica futura: piano piano il palato diventa ogivale, il mascellare crescere troppo verticalmente, il mento si fa sfuggente, spesso i denti assumono dimensioni importanti e la gengiva spunta eccessivamente”, entra nel dettaglio Marianetti.

    Alcuni farmaci possono essere responsabili  

    Oltre a un eccesso di osso, all’origine di questo problema ci può essere anche un’ipertrofia del tessuto molle stesso. In alcuni la gengiva tende a ricoprire i denti più del normale semplicemente perché è aumentato di volume a causa di una gengivite. “Questo processo infiammatorio può dpendere da un accumulo di placca batterica, dall’assunzione di alcuni farmaci, come gli antiepilettici, gli immunosoppressori o gli antipertensivi, o da variazioni ormonali, come quelle che caratterizzano la gravidanza”, continua Marianetti. Infine, il sorriso gengivale può anche essere causato dall’iperattività el muscolo elevatore, posizionato tra la bocca e il naso, che solleva eccessivamente il labbro superiore durante una sana risata, scoprendo il tessuto molle e rosaceo sottostante.

    Utile una TAC tridimensionale

    Se da un semplice inestetismo che rendo meno piacevole il sorriso il gummy smile diventa motivo di disagio interiore, fino a provocare stati di timidezza e ritrosia, ci si può rivolgere a uno specialista per porre rimedio al problema. “Di solito chi arriva a consultare il chirurgo maxillo facciale, che è la figura di riferimento in questi casi, lamenta una disarmonia del terzo inferiore del viso, cioè la parte bassa del volto, caratterizzata proprio da una sovra-esposizione gengivale”, racconta Marianetti. Il medico, dopo un’attenta analisi clinica, può procedere con un’indagine cefalometrica estetica e una tac tridimensionale che valutano i rpaporti scheletrici dentali e tissutali e li mettono a confronto con misurazioni di riferimento. Questa procedura consente allo specialista di individuare le criticità presenti in quel particolare complesso maxillo-mandibolare, di conoscere con certezza di quanto eccede il mascellare superiore e di mettere a punto il trattamento migliore anche sulla base della causa che ha dato origine al distubo.

    Laser a diodi in anestesia locale

    Se a provocare il gummy smile è un’eccessiva crescita del tessuto molle, causata dall’assunzione di farmaci antiepilettici, immunosoppressori e antipertensivi, e il disturbo perdura a lungo anche dopo la loro sospensione, lo specialista può suggerire una gengivoplastica. “Si tratta di un’operazione che permette di rimodellare l’intera parabola gengivale, attraverso l’utilizzo di un laser a diodi che rimuove le parti in eccesso e sigilla immediatamente la ferita, arrestando subito il sanguinamento e riducendo di gran lunga i tempi di guarigione” spiega il chirurgo. Questo piccolo intervento ambulatoriale, eseguito in anestesia locale, consente di accorciare la gengiva, ricreare la festonatura naturale e migliorare la linea del sorriso.

    La riduzione dell’osso mandibolare

    Se, al contrario, il sorriso “cavallino” è dato da uno sviluppo atipico del mascellare superiore, è indicata la correzione chirurgica di questa alterazione scheletrica. “Ipotizziamo che l’osso presenti 5 millimetri in più del normale, con altrettanta sovra-esposizione gengivale, a questo punto il chirurgo esegue in anestesia generale un’osteotomia di Le Fort I, cioè un’incisione orizzontale che passa al di sopra dell’arcata dentale e sotto la piramide nasale e permette di rimuovere l’osso in eccesso. Il mascellare rimasto viene fatto riadagiare sull’osso restante e poi stabilizzato con placche in viti in titanio che dovranno essere tenute per tutta la vita”, avverte Marianetti. La stabilizzazione avviene nella parte interna e perciò invisibile. Tuttavia, eliminando una “fetta” di mascellare la mandibola non è più allineata con la parte superiore, causando automaticamente una malocclusione dentale. “Per questo motivo, quando si opta per un intervento di chirurgia ortognatica di questo tipo, si va a lavorare anche sulla mandibola, in modo che l’apertura e la chiusura della bocca siano ripristinate correttamente”.

    Contrariamente a quanto si possa pensare, questa operazione, che dura all’incirca tre ore e prevede una degenza di un paio di notti, è decisamente meno invasiva, anche grazie alle strumentazioni sofisticatissime degli ultimi anni. “Il dolore post-operatorie è minimo, il gonfiore scompare dopo un mesetto e la persona può riprendere le proprie attività già nel giro di una settimana”, conferma Marianetti, “Ovviamente, poiché il mascellare e la mandibola sono rimasti immobilizzati per molto tempo e hanno subito una correzione intensiva, bisogna attendere la stabilizzazione e la guarigione dell’osso prima di tornare ad alimentarsi normalmente. Per i primi 40 giorni, quindi, si consiglia di seguire prevalentemente una dieta liquida, composta da minestroni, zuppe, frullati, centrifugati, yogurt, per poi ripristinare la masticazione totale dopo circa due mesi dall’intervento”.

    Infine, nel caso in cui il labbro superiore fosse tirato verso l’alto in maniera anomala del muscolo elevatore del setto nasale, la tossina botulinica potrebbe essere d’aiuto. “Iniettando cinque o dieci unità di questa sostanza a livello del muscolo, il labbro tende a scendere”, spiega Marianetti. “Purtroppo, come in altri casi nei quali si ricorre all’uso del botulino, l’effetto finale è quello di un’immobilità innaturale che copre il tessuto gengivale in eccesso ma dà luogo a un sorriso altrettanto sgradevole e artefatto”, conclude il chirurgo.

    Potrebbe interessarti leggere anche:

    Come risolvere il sorriso gengivale

     

    Sorriso gengivale

    Paziente affetta da sorriso gengivale

    Sorriso Gengivale

    Gummy Smile - Ok SAlute e benessere

    Lascia un commento →

Lascia un commento

Cancella risposta

Photostream