• 15 SET 16
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    Come curare l’OSAS grazie all’ortognatica

    Come curare l’OSAS grazie all’ortognatica

    Si chiama OSAS, acronimo di Obstruction Sleep Apnea Syndrome, e viene considerata da alcuni esperti come una vera emergenza mondiale. La Sindrome delle Apnee Ostruttive Notturne colpisce infatti il 5% della popolazione, occidentale e non, e può predisporre a patologie anche gravi. Chi soffre di OSAS russa al punto da entrare in fasi di apnee che durano alcuni secondi, con una conseguente diminuzione di ossigeno nel sangue (desaturazione). Questo fenomeno è molto pericoloso ed è alla base di numerose patologie oltre che di una cattiva qualità del sonno e delle vita durante il giorno. Da notare che non sono solo gli obesi a essere colpiti da OSAS: nella stragrande maggioranza dei casi il disturbo è causato dalla conformazione del volto, per cui mento, mandibola e mascellare superiore si presentano in posizione retrusa. Come si può affrontare un problema così trasversale in modo sicuro, veloce e risolutivo? La risposta definitiva è una sola: con l’ortognatica.

    L’ortognatica, branca della chirurgia maxillo-facciale focalizzata sulla preparazione della bocca al percorso di ortodonzia, assicura risultati eccellenti non soltanto per ciò che riguarda l’allineamento dei denti, ma anche per le esigenze legate alla ridefinizione dell’articolazione temporo mandibolare. Proprio qui si gioca la partita del bruxismo, dell’OSAS e delle tante altre “malattie del sonno”. Quello che propone la chirurgia ortognatica è intervenire in misura radicale e incisiva su diversi aspetti che concorrono alla gravità della Sindrome delle Apnee Ostruttive Notturne, in primo luogo la posizione di mento, mandibola e mascellare superiore. Obiettivo di un intervento chirurgico in surgery first o nelle altre modalità è risolvere eventuali retrusioni o protusioni, così da eliminare alla radice il problema dell’OSAS.

    I vantaggi dell’ortognatica rispetto a BITE e SPLIT

    Quando si parla di OSAS si nominano spesso bite e split di vario genere, presentandoli come decisivi per sconfiggere l’OSAS e tornare a dormire sonni tranquilli. In realtà questi dispositivi, oltre che scomodi, sono propedeutici al solo percorso chirurgico, per cui risultano utili prima o dopo l’intervento per affinare il risultato finale ma non certo in sostituzione dell’intervento stesso. Considerarli una soluzione alternativa alla chirurgia ortognatica vuol dire o sottovalutare le conseguenze dell’OSAS, o, dall’altra parte, non conoscere l’efficacia reale di bite e split. L’ortognatica, torniamo a ribadirlo, è l’unica strada possibile per affrontare i disturbi del sonno da una prospettiva lungimirante, migliorando al tempo stesso il sorriso e il profilo del volto. Un investimento che dura per il resto della nostra vita e che ci aiuta a stare bene e in salute per gli anni a venire.

     

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