Ortodonzia prechirurgica

In alcuni tipi di malocclusione del paziente adulto, il solo trattamento ortodontico non è sufficiente ad ottenere l’occlusione ideale dell’arcate e tanto meno una correzione estetica dei tratti del viso.
Fino a pochi anni fa la chirurgia ortognatica era riservata a pazienti con severe malocclusioni e deformità del viso.

Oggi con l’evoluzione delle tecniche di fissazione che hanno diminuito il trauma operatorio ed accresciuto il comfort post-operatorio, questo tipo di approccio terapeutico è notevolmente aumentato.
L’estetica è il primo obiettivo considerata l’importanza che assumono  l’armonia dei tratti del volto e del sorriso nella vita di relazione e nella ricerca del successo.

Faq: le domande più frequenti

  • Chi decide di fatto il trattamento più idoneo per il paziente: il Chirurgo o l’Ortodontista?

    Decidono entrambi, è un classico lavoro di squadra, paziente compreso, con i suoi desideri, le sue aspettative, con il suo sogno da realizzare: il cambiamento del proprio volto. Ortodontista e Chirurgo si consultano sulla base di uno studio iniziale, con radiografie, modelli dei denti in gesso, foto, simulazioni di risultato; ognuno si confronta con le possibili soluzioni e le reciproche sinergie, per formulare un piano di terapia comune e finalizzato al risultato, il migliore possibile per il paziente. Una volta stabilito il percorso da fare, il viaggio comincia con l’applicazione dell’apparecchio fisso.

  • Perché l’apparecchio fisso? E’ proprio necessario metterlo prima dell’intervento?

    È necessario in tutti quei casi in cui non è possibile ricorrere ad un approccio di tipo “Surgery first”. Dal momento che il chirurgo dovrà spostare i mascellari, ha bisogno di due arcate ben allineate, con i denti nella posizione corretta, altrimenti al momento dell’intervento non potrà farle combaciare, non potrà cioè metterle nella giusta posizione, quella che in odontoiatria si definisce una buona “intercuspidazione”. L’ortodonzia pre-chirurgica, quella che si fa prima dell’intervento, serve a preparare le due arcate separatamente, in modo che al momento dell’intervento i denti siano ben allineati; questa fase preliminare consente al chirurgo di ricollocare i due mascellari in posizione corretta.

  • L’apparecchio rimane in bocca durante la chirurgia?

    Certamente, l’apparecchio deve rimanere in bocca per poter effettuare le eventuali rifiniture dopo l’intervento: quest’ultima fase di trattamento costituisce l’Ortodonzia post-chirurgica.

  • Quanto durano le due fasi di terapia ortodontica, pre e post-chirurgica?

    La durata è molto variabile: diciamo che occorre più tempo prima dell’intervento, circa 6-12 mesi. La fase di rifinitura dopo l’intervento sarà tanto più breve quanto più le due arcate sono state preparate in modo adeguato.

  • Qual è l’età migliore per questo tipo di trattamento ortodontico-chirurgico?

    Per eseguire l’intervento chirurgico è necessario aver ultimato la crescita ossea e, comunque, non prima dei 18 anni; il trattamento ortodontico pre-chirurgico può invece essere iniziato prima.

  • La finalità è puramente estetica?

    La finalità è quella di consentire una buona funzione masticatoria, sebbene spesso la richiesta dei paziente ha motivazioni e aspettative puramente estetiche; il vero successo della terapia orto-chirurgica è il recupero funzionale associato a risultati estetici ottimali e comunque “l’estetica segue la funzione”, dunque il risultato non cambia. Ciò che veramente cambia è la percezione di sé, con tutto ciò che di positivo ne può scaturire.

Il trattamento ortodontico-chirurgico step by step

Prima visita ed esame obiettivo

La prima visita rappresenta sicuramente il momento più importante di tutto l’iter terapeutico.
Inizia, generalmente, con la raccolta di notizie anamnestiche, lo scopo è quello di mettere in evidenza il periodo di insorgenza del difetto scheletrico, l’eventuale presenza di caratteristiche ereditarie, l’individuazione dei meccanismi patogenetici che probabilmente ne hanno determinato l’ insorgenza (traumi, abitudini viziate, terapie ortodontiche improprie o al contrario scarsa attenzione a problemi occlusali manifestatisi durante l’età dello sviluppo).
Si passa poi alla valutazione estetica sia sul piano frontale che sul profilo.
L’esame estetico viene seguito dall’esame obiettivo del cavo orale, in cui viene valutata l’occlusione e lo stato di salute di ogni elemento dentale e del sistema parodontale.
Viene inoltre valutata la funzionalità delle articolazioni temporo-mandibolari.

Seconda visita

Nella seconda visita generalmente si procede con le fotografie intraorali ed extraorali e le impronte per i modelli studio.
Viene recuperata la documentazione necessaria per lo studio del caso: TC3D, ortopanoramica delle arcate dentarie, teleradiografia del cranio in proiezione latero-laterale e postero-anteriore.

Intervallo tra seconda e terza visita:

(1) Si procede con lo studio dei modelli in gesso

(2) Si effettuano analisi grafiche estetiche e profilometriche sulle fotografie del paziente

(3) Viene effettuata l’analisi cefalometrica sulle radiografie fornite dal paziente, che consiste nell’individuazione sulla teleradiografia del paziente di alcuni “punti” dello scheletro, dei denti e dei tessuti molli che vengono collegati tra di loro da linee

Terza visita

Si espone al paziente il progetto terapeutico sia da un punto di vista estetico che funzionale. Attraverso l’utilizzo di un software specifico, è possibile mediante la tecnica del morphing, di riprodurre il nuovo viso del paziente con un buon grado di approssimazione (Imaging).

Il paziente ha in questo modo l’occasione di visualizzare gli effetti a livello estetico dei cambiamenti strutturali del trattamento che potrebbe decidere di intraprendere.

Se il paziente accetta il piano di trattamento, si fissa un nuovo appuntamento per iniziare la terapia ortodontica.

Casi Clinici

Ortodonzia prechirurgica

Lo scopo dell’ortodontista è dì riportare gli elementi dentari in una posizione normale rispetto alla base ossea che li accoglie ovvero, come si dice in linguaggio tecnico, decompensare la malocclusione in modo tale che una volta riposizionati i segmenti ossei si possa ottenere un’eccellente occlusione dentale.

Per quale motivo è necessario rimuovere tali compensi? La mancata neutralizzazione dei compensi dentari non permetterebbe al chirurgo di raggiungere gli obiettivi estetici programmati perché lo spostamento chirurgico dei mascellari si dimostrerà quantitativamente insufficiente. Lo scopo del trattamento ortodontico sarà quello di “aprire uno spazio chirurgico” a livello occlusale di ampiezza tale da permettere un corretto riposizionamento dei mascellari. In pratica si deve evidenziare a livello occlusale la discrepanza scheletrica, ottenere cioè un peggioramento temporaneo che viene corretto in fase chirurgica.

Il chirurgo si troverà quindi di fronte il caso nel quale il problema è ormai completamente rilevato a livello osseo dentario, e tutte le caratteristiche della malocclusione scheletrica sono chiaramente identificate rendendo possibile una correzione chirurgica ottimale dal punto di vista occlusale ed estetico. La neutralizzazione del compenso a livello della dentatura, fa sì che l’ortodontista permetta al chirurgo di spostare le basi ossee per la massima distanza necessaria al fine di ottenere un corretto rapporto interscheletrico senza limitazioni che deriverebbero da un’inappropriata collocazione dei denti.

Intervento chirurgico: post-intervento immediato

Il paziente viene sottoposto ad una terapia con elastici intermascellari a tempo continuo per un periodo di circa 60 giorni ma dopo 15/30 giorni debbono venir rimossi gli archi chirurgici pesanti ed applicati archi più leggeri che favoriscano il raggiungimento dell’intercuspidazione ottimale. Vengono applicati elastici di guida.
Durante questo periodo occorre dedicare molta attenzione ai procedimenti di riabilitazione. I pazienti debbono imparare ad esercitare i muscoli che regolano l’apertura dei mascellari entro i limiti imposti dalla dolorabilità, fino a riprendere l’apertura massima. Questi esercizi vengono condotti dopo aver rimosso gli elastici.

Ortodonzia post-chirurgica

Dopo un mese o poco più può iniziare il trattamento ortodontico post-chirurgico vero e proprio che si pone come obiettivo quello di migliorare l’allineamento, di raggiungere l’intercuspidazione ottimale, di regolare il torque di alcuni settori e di migliorare tutte quelle situazioni che possono causare inestetismi (piccoli diastemi, livello dei margini gengivali, posizionamenti artistici, parallelismo delle radici, ecc..).

Obbiettivi di contenzione

E’ vitale individuare il piano di contenzione post-chirurgico del paziente facendo riferimento alle caratteristiche dell’anomalia originale e alle possibilità di eventuali tipi di recidiva che possono comparire dopo la chirurgia.

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